La prima street-art in 3D: ad Ostia si ritorna bambini

Quest’estate i muri di Ostia si riempiono di un’arte sperimentale che stupisce. L’artista romana Alice Pasquini e il fotografo Stefano Montesi esporranno per le strade “Under Layers” (letteralmente “Sotto i Livelli”), il primo progetto di street-art in tre dimensioni. Dall’inizio di agosto sono comparse dentro a nicchie del muro di lungomare Toscanelli, all’altezza del numero civico 186, riproduzioni di disegni pronte ad animarsi e a prendere vita una volta indossati gli occhialini rossi e blu messi a disposizione sul posto.

Queste immagini, solo all’apparenza sfocate, sono il risultato dell’intensa collaborazione di Alice e Stefano, che hanno intrapreso questo esperimento, ottenendo poi l’autorizzazione dal comune di Ostia per poter usare gli spazi pubblici. Alice racconta a HuffPost della nascita del progetto e della tecnica innovativa impiegata per realizzarlo:

“Volevo fare qualcosa di diverso (Alice ha realizzato murales in tutto il mondo ndr.) e il progetto di sperimentazione sul 3D intrapreso da Stefano Montesi, noto fotografo per cui avevo lavorato, mi incuriosiva molto. Da lì è nata l’idea di collaborare per una street-art tridimensionale a Roma”. “Io ho realizzato la parte grafica, disegnando i soggetti di ogni immagine, e riproducendoli su vetro. Ogni immagine che vedete è il risultato di circa sei dipinti su vetro con il medesimo soggetto ma realizzato ogni volta in maniera leggermente differente. Queste varianti sono poi state fotografate dalle apparecchiature di Stefano (due macchine fotografiche che scattano da diverse angolazioni) e poi integrate e bilanciate a computer. Ecco come è stato ottenuto l’effetto 3D“.

Posizionate in nicchie nel muro che costeggia il lungomare Toscanelli di Ostia, nicchie che sembrano fare da cornice naturale alle immagini, queste riproduzioni aumenteranno di numero fino a ottobre. “Si tratta di un’opera effimera. Sarà in evoluzione fino a ottobre perché ogni mese aggiungeremo nuovi disegni nelle nicchie del muro del lungomare, ma è anche destinata a scomparire prima o poi. Sono manifesti che abbiamo attaccato al muro, e perciò sono soggetti a deterioramento o ad essere sostituiti da altro. La nostra idea era quella di creare qualcosa di temporaneo e se vogliamo unico, qualcosa di cui si potesse fare esperienza solo quest’estate, a Ostia”, dice Alice Pasquini.

Il fatto che il progetto abbia trovato la sua realizzazione pratica a Ostia, inoltre, in questo periodo di scandali e di degrado morale e urbano, gli conferisce un valore importante nel contesto della rivalutazione urbana e dell’abitabilità degli spazi cittadini. Uno dei ruoli e delle finalità della street-art è d’altronde quello di “entrare” nel tessuto urbano e di interagire con esso, di farlo vivere e di risvegliarlo in maniera totalmente indipendente, creativa e libera.

Riguardo ai soggetti raffigurati, l’idea di Alice era di creare e di rendere disponibili immagini da una città diversa, un mondo altro in cui le relazioni tra corpo e spazio non rispondono alle nostre regole perché i soggetti fluttuano letteralmente nell’aria, o nell’acqua – a seconda dell’interpretazione di ciascuno. “Una volta messi gli occhiali, le figure prendono vita, escono letteralmente dal muro venendoti incontro. Le nicchie che ospitano le immagini sono come delle finestre su un’altra realtà, una realtà immaginaria che vola, sospesa e leggera, ed a cui è possibile accedere attraverso l’esperienza artistica. Lasciandosi incantare dall’incredibile mobilità delle immagini, che ti “seguono” se ti muovi, si può ritornare bambini, stupiti dalla magia di una visione”, ci racconta Alice.

E le reazioni dei passanti sembrano confermarlo in pieno. Anziani, adulti e bambini trattengono allo stesso modo il fiato di fronte a un’immagine che si anima di colpo nel mezzo di uno spazio urbano, trasportati in una dimensione di leggerezza.

Under Layers ci porta anche a riflettere sul tema e sulle possibilità della percezione. “Le immagini in 3D sono visibili soltanto una volta messi gli occhialini, e quello che ognuno vede rappresenta un’esperienza unica che non è mai uguale da persona a persona. Io vedo il dipinto in un modo, ma un’altra persona lo vedrà diversamente” spiega Alice.

È interessante quindi riflettere sulle mille sfaccettature della percezione umana che emergono (per non dire esplodono) dalla fruizione delle immagini tridimensionali. “Anche i nostri difetti visivi come miopia e astigmatismo per esempio influenzano il modo in cui ciascuno di noi riceve le immagini. I bambini poi”, aggiunge Alice, “avendo gli occhi più vicini percepiscono il 3D con meno intensità. Insomma, non c’è una visione che sia uguale all’altra”.

Il progetto di Pasquini e Montesi regala un’esperienza che è pubblica e privata al tempo stesso. Radicalmente pubblica perché si trova su una strada, esposta su un muro, ed a disposizione di chiunque passi; ma strettamente personale e intima perché, una volta indossati gli occhialini, l’esperienza che se ne ha è irripetibile e legata alle caratteristiche di ognuno.

Per chi non avesse la possibilità di recarsi a Ostia durante l’estate, a ottobre Alice Pasquini esporrà i suoi lavori a Roma. La mostra avrà luogo in uno spazio creativo sulla Circonvallazione Ostiense con la grande particolarità di avere enormi finestre affacciate sulla strada. Ancora una volta quindi l’opera di Alice sarà fruibile, anche se in maniera minore, dalla strada, rimanendo così fedele all’anima e alla forza della street-art: arrivare a tutti e interagire positivamente con l’ambiente urbano.

(tratto da http://www.huffingtonpost.it/)