L’insegnante, come l’artista, parla all’anima dei discenti.

La scuola ha sempre costituito il mezzo più importante per tramandare i valori della tradizione da una generazione all’altra, attraverso il lavoro dell’insegnante.

insegnare-artista-studenteCiò è vero oggi anche più che nel passato poiché la famiglia è stata sminuita come portatrice della tradizione e della educazione dal moderno sviluppo della vita economica. La continuità e la salvezza della società umana dipendono perciò dalla scuola in misura ancora maggiore che nel passato.

A volta si vede nella scuola semplicemente lo strumento per tramandare una certa massima di conoscenza alla generazione che sta formandosi. Ma questo non è esatto. La conoscenza è cosa morta; la scuola, invece, serve a vivere. Essa dovrebbe sviluppare nei giovani quelle qualità e quelle capacità  che rappresentano un valore per il benessere della comunità. Ma ciò non significa che l’individualità debba essere distrutta e che l’individuo debba diventare un semplice strumento della comunità, come un’ape o una formica. Una comunità di individui tutti eguali, senza originalità e senza mete personali sarebbe una povera comunità senza possibilità di sviluppo.

Al contrario, l’obiettivo deve essere l’educazione di individui che agiscano e pensino indipendentemente, i quali, tuttavia, vedano nel servizio della comunità il loro più alto problema di vita.

Ma attraverso quali vie si tenterà di raggiungere questo ideale? Si dovrà forse tentare di raggiungere questa meta attraverso il moralismo? No, affatto. Le parole sono e restano un suono vacuo e la strada della perdizione è sempre stata caratterizzata dal rispetto non sentito per un ideale. Le personalità non vengono formate da ciò che sentono o vedono, ma dal lavoro e dall’attività.

Il più importante metodo di educazione, di conseguenza, è sempre stato quello dal quale l’allievo veniva spinto a reagire realmente. Ciò vale sia per i tentativi di scrivere del bambino, nelle scuole elementari, sia per le tesi di dottorato, dopo la laurea universitaria, sia per il semplice processo di mandare a memoria una poesia, sia per la stesura di una composizione, per l’interpretazione e la traduzione di un testo, per la risoluzione di un problema matematico, o la pratica di uno sport fisico.

Ma dietro ogni conquista esiste la motivazione che ne è il fondamento e che a sua volta è rafforzata e rinvigorita dal compimento dell’impresa.

La motivazione più importante per il lavoro, nella scuola e nella vita, è il piacere del lavoro, piacere che si prova di fronte al suo risultato e alla consapevolezza del suo valore per la comunità.

Nel risveglio e nel rafforzamento di queste forze psicologiche nel giovane io vedo il compito più importante della scuola. Un tale fondamento psicologico da solo conduce a un sereno desiderio delle più alte conquiste umane: la conoscenza e la capacità artistica.

Risvegliare queste capacità psicologiche produttive è certamente meno facile che usare la forza o risvegliare l’ambizione individuale, ma ha più valore.

Intendo respingere l’idea che la scuola debba insegnare direttamente quelle conoscenza specializzate e quelle cognizioni che si dovranno usare direttamente nella vita. Le esigenze della vita sono troppo molteplici perché appaia possibile un tale insegnamento specializzato nella scuola. A parte ciò, mi sembra poi discutibile trattare gli individui come degli strumenti senza vita.

La scuola dovrebbe avere come suo fine che i giovani ne escano come personalità armoniose, non ridotti a specialisti. Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell’attitudine generale a pensare e a giudicare indipendentemente, dovrebbe essere al primo posto, non l’acquisizione di conoscenze specializzate. Se una persona è padrona dei principi fondamentali del proprio settore e a imparato a pensare e a lavorare indipendentemente, troverà sicuramente la propria strada e inoltre sarà in grado di adattarsi al progresso e ai mutamenti più di una persona la cui istruzione consiste principalmente nell’acquisizione di una conoscenza particolareggiata.

Tratto da “Pensieri degli anni difficili” di Albert Einstein.


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