Ascoltare per comunicare, comunicare per conoscere

12,90 IVA inclusa

Ascoltare per comunicare, comunicare per conoscere. La relazione “faccia a faccia” come strumento di lavoro dell’operatore sociale

di Alfonso Falanga

Ebook Edizioni Circolo Virtuoso

Data pubblicazione: 10 Dicembre 2011

ISBN: 978-88-97521-08-2

Pagine: 177

L’Operatore Sociale ha bisogno, per concretizzare i suoi interventi, del contatto con le persone a cui si rivolge. Non è solo un approccio materiale, bensì umano, morale, cognitivo, affettivo, esperienziale e lo strumento di lavoro, quello che anticipa ogni altro mezzo, è la comunicazione. Attraverso comunicazione ed ascolto la compassione verso chi ha bisogno si traduce in empatia e sempre mediante la comunicazione e l’ascolto quest’affettività si trasforma in aiuto concreto.

Descrizione

Le crisi finanziarie, economiche e politiche che hanno attraversato l’intero pianeta negli ultimi decenni, e tutt’ora lo attraversano, dimostrano che l’evoluzione del sapere tecnologico ha realizzato, invece che un equilibrio tra opportunità e risorse, un’instabilità sociale determinata dall’impossibilità di accedere ai vantaggi del progresso da parte di alcune categorie di individui se non  di interi popoli.

A dispetto del mondo patinato, offerto dagli ottimisti di professione e dai venditori di certezze,  ampi strati sociali mantengono una condizione di vita economica e morale di estremo degrado: vecchi e nuovi poveri, extra comunitari, anziani soli, giovani e ancor meno giovani a rischio, ragazze madri, tossicodipendenti, ex tossicodipendenti, detenuti, ex detenuti, famiglie numerose monoreddito (nel migliore dei casi), altri individui che non vivono una povertà materiale bensì morale. La società contemporanea ha, inoltre, prodotto una nuova forma di bisogno legata non all’assenza di risorse ma al suo contrario.

Si tratta, paradossalmente, dell’indigenza vissuta da chi dispone di un surplus di possibilità intellettive e conoscitive e non riesce ad allinearsi all’atteggiamento, distinto da una latente mediocrità, che guida la collettività nella ricerca del suo equilibrio.

Questa consapevole inefficienza è la condizione necessaria alla stabilità sociale che, come ogni altro genere di armonia, non si fonda sulle eccellenze bensì sulle capacità, dei singoli così come dei gruppi, di produrre la riposta più facile (meno dispendiosa, rapida, facilmente accessibile) agli stimoli ambientali.

La moderna società occidentale, tuttavia, mentre ambisce alla mediocrità per sostenersi, esprime anche una voglia di perfezione che la conduce a respingere da sé stessa coloro che ne sono la negazione. Il nostro è il tempo in cui ogni comportamento fuori dal previsto e prevedibile viene spesso segnato, sulla base di superficiali considerazioni di natura pseudo-psicologica, come manifestazione di gravi patologie comportamentali. Non pochi bambini, ragazzi ed adulti si trovano così per tutta la vita certificati con diagnosi psichiatriche la cui terminologia è, oggi, pericolosamente parte del linguaggio comune.

La parola, insomma, non ha più la funzione di descrivere un comportamento bensì lo crea. Questi tipi umani, uniti nella loro eterogeneità dall’esperienza comune dell’esclusione dai modelli collettivi, rappresentano oggi l’utenza dell’Operatore sociale, vale a dire di quella figura professionale a volte interna alle Istituzioni, altre volte esterna ad esse: ci riferiamo ad Insegnanti, Assistenti sociali, Operatori socio – sanitari (sostegno ad anziani, a portatori di handicap, a bambini ed adulti con problemi comportamentali), Operatori dell’ascolto Caritas ed a tutti coloro che mettono in essere, nei confronti degli espulsi, interventi materiali e morali.

Qualsiasi siano natura e contenuti di questi interventi, l’Operatore ha bisogno in via preliminare, per concretizzarli, del contatto con le persone a cui si rivolge. Non è solo un approccio materiale bensì umano, morale, cognitivo, affettivo, esperienziale. Stando così le cose lo strumento di lavoro dell’operatore, quello che anticipa ogni altro mezzo, è la comunicazione.

La diffusa conflittualità relazionale, sia nel privato che nel sociale, mostra che parlare non è necessariamente dire, che sentire non è un automatico ascoltare e capire, che guardare non basta a conoscere.

Le relazioni, qualsiasi sia l’ambito in cui si sviluppano, sono complesse perché è complessa la mente umana. Complessità non è intreccio insolubile di sensi e contro-sensi bensì è esito di variabili (emotive, cognitive, comportamentali) che, a volte, agiscono al di fuori della consapevolezza e conducono la comunicazione su binari imprevedibili. Questo è il campo d’azione umano dell’operatore. Data la conflittualità che pervade quest’area di intervento la buona volontà deve essere supportata dalla conoscenza dei fondamenti della comunicazione interpersonale ed il distacco dai meccanismi del linguaggio quotidiano, Solo così diventa possibile, per l’Operatore, giungere ad un modello di comunicazione fondato sull’ascolto.

Attraverso comunicazione ed ascolto la compassione verso i bisognosi si traduce in empatia e sempre mediante la comunicazione e l’ascolto quest’affettività si trasforma in aiuto concreto.

Ascoltare non è, dunque, l’esito di una tecnica ma di un cambio di prospettiva riguardo l’altro il che  implica, come premessa, la capacità ed il coraggio di dotarsi di un nuovo modo di vedere  sé stessi. E’ da questa innovazione, e solo da essa, che ha origine il linguaggio dell’ascolto. Il paradigma teorico a cui il testo fa riferimento è l’Analisi Transazionale.

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