Verso una concezione linguistica della Musica

La vera chiave per cogliere la sostanza significante della musica

sta nella capacità di accertare una sua peculiare, specifica semanticità, che non ha nulla a che fare con quanto si esprime con i mezzi verbali; così che parlare, poniamo, di “eroismo” o “napoleonismo” della terza sinfonia di Beethoven significherà rimanere pur sempre nell’ambito di una illusione e d’un travisamento della vera, specifica logica-espressione della musica. Sembra così indispensabile, a questo punto, cercare di studiare quali sono gli specifici aspetti linguistici della musica, in modo da abbozzare, sulla base di quanto può essere accertato, uno schema teorico-descrittivo che, abbandonando il terreno degli intuizionismi così come del mero tecnicismo, offra una fondata giustificazione di certe procedure della critica, e le consenta se possibile di aprirsi a strategie d’intervento più articolate e coordinate, prospettando lateralmente alla didattica musicale un quadro più consapevole di contenuti e di finalità. Per avviare un esame di questo tipo, non si può fare a meno di ricorrere ad un raffronto con la teoria linguistica, così come essa si è venuta sviluppando nei tempi più recenti. Vedremo così anzitutto quali sono gli aspetti essenziali che definiscono un linguaggio, e di qui potremo poi proseguire accertando i punti di contatto e di dissimiglianza con la musica, i possibili significati di quest’ultima, la sua natura specifica, sulla scorta, è evidente, delle ricerche che su questi aspetti sono state condotte. Il ricorso alla linguistica è doppiamente motivato; da una parte, occorre dare una giustificazione ed un contenuto preciso all’espressione “linguaggio musicale”, che altrimenti rischia di rimanere vuota metafora, e non si può accertare in che misura e in che senso l’arte dei suoni sia un linguaggio, se non attraverso un raffronto con il linguaggio tout court. In secondo luogo, è noto che oggi la linguistica è diventata un po’ la scienza pilota nel campo delle ricerche di tipo “umano”, per la raffinatezza dei metodi che ha saputo elaborare, e l’imponenza dei risultati descrittivi a cui è pervenuta. con ciò si debbono fare i conti, anche se andrà evitata qualsiasi meccanica trasposizione, e si terranno presenti, per quanto ci possono illuminare, altri settori di ricerca affini come la semiologia, la antropologia, le teorie letterarie più aggiornate.

 

(tratto da La Musica tra gioco e comunicazione di Giusy Negro)