Cerco un centro di gravità NON permanente che mi faccia cambiare idea su me stesso, sulle cose e sulla gente.

Avrò avuto all’incirca undici, dodici anni quando imperversava nelle radio “Cerco un centro di gravità permanente” di Franco Battiato. Ma anche Miguel Bosè con la sua “Bravi ragazzi” era un tormentone dell’etere. Così chiesi ai miei genitori di regalarmi un disco. Naturalmente dovevo sceglierne uno solo. Il mio primo vinile in assoluto fu “La voce del padrone” di Battiato che continuai a seguire anche negli anni a venire.
Riascoltando su You tube questi due brani, ora mi sono reso conto di aver scelto una canzone molto “pesante” di uno che cerca un centro di gravità permanente per non cambiare le proprie idee, rispetto ad un’altra più “leggera” e antigravitazionale che dice “… camminiamo sul filo, nel cielo, là in alto a più di cento metri dall’asfalto ….”.

La forza di gravità ci attacca alla Terra. Tutto dal grattacielo più alto al granello di polvere è attratto dal campo gravitazionale. É una legge fisica che ci dice che la vita è possibile solo se stiamo attaccati al suolo. D’altro canto però abbiamo la necessità vitale di staccarci. Pensiamo per esempio a quando camminiamo, con un passo ci si attacca al terreno con l’altro ci si stacca. Questo significa che per muoversi fisicamente dobbiamo, da una parte assecondare la forza di gravità, dall’altra impiegare energia per contrastarla temporaneamente. Se non facessimo ciò non ci muoveremmo. La stessa cosa succede quando dobbiamo fare un lungo tragitto e prendiamo l’aereo, ci stacchiamo dal suolo per poi ritornarvi.
Questi esempi hanno valore non solo sul piano fisico ma anche psicologico. Quando abbiamo un pensiero che si fissa, che si attacca su qualcosa, la nostra vita si blocca, non va avanti. Tutte le nostre energie sono occupate, concentrate in quell’unico problema impedendoci di trovare nuove soluzioni e percorsi.
Farò qualche esempio concreto per cercare di essere più chiaro.
Se un genitore vuole a tutti i costi che il figlio si laurei perché lo ritiene un suo bene, ma il figlio fa una fatica infernale, tanto da provare ansia e disturbi fisici, questo non aiuterà il ragazzo a pensarsi realizzato anche in altri modi. Poiché le aspettative genitoriali sono state disattese, verosimilmente si sentirà in colpa verso i genitori, avrà un senso di delusione e frustrazione che sfavoriranno il suo naturale evolversi verso una vita serena e realizzata comunque.
Un altro esempio di pensiero che si attacca è quando non accettiamo che una storia d’amore sia finita. Diciamo NO all’evento e cominciamo a fare un dialogo interiore fatto di rancore, rabbia, rivalsa che si protrae sovente a lungo nella aule di tribunale. Se all’evento si dice SI diventiamo registi di un film più piacevole dove le parti si conciliano, si fa pace a vantaggio di salute, risorse e qualità di vita.
Un altro esempio potrebbe essere dato dal fatto che non tolleriamo il nostro capo per la sua prepotenza. Non accettando questa situazione cerchiamo di fronteggiarla combattendola o subendola. L’attaccare, il difendersi attiva il sistema nervoso simpatico che è deputato anche negli animali per aggredire, scappare o difendersi. Solo che loro sono più intelligenti di noi, lo fanno per breve tempo e solo quando necessario. Poi si rilassano, dormono, mangiano stanno tranquilli attivando così il sistema nervoso parasimpatico.
Il “nostro telefono interiore” è troppo spesso occupato in conversazioni coi nostri problemi, col figlio che non va bene a scuola come vorremmo, col partner che non fa quello che gli diciamo, col lavoro che non c’è o va male, con la macchina da aggiustare, col brutto tempo ecc… . Rimanendo attaccati a queste “conversazioni telefoniche interiori” è come se non mettessimo mai giù la cornetta. La vita con le sue infinite possibilità prova a “telefonarci”, ma troppo spesso trova occupato. Bisogna quindi lasciare la linea libera il più possibile. Accettare la vita per quello che è senza arrabbiarsi o lottare costantemente, perché la vorremmo diversa, permette fisicamente di attivare il sistema nervoso parasimpatico, quello della calma, del rilassamento e del riposo. Dall’altro lato un uso minore del sistema nervoso simpatico attenua l’attivazione, la reazione costante agli stimoli e lo stress. “Riagganciare la cornetta” ci permette di fare nuove e molteplici conversazioni. Agevolando così il cambiamento del nostro dialogo interiore potremmo scoprire nuove soluzioni a vecchi problemi, un grande senso di libertà e gioia di vivere.
Quando siamo in una situazione dove le persone sono sul piede di guerra, cerchiamo di non lottare ne per difendersi ne per aggredire, semplicemente lasciamo il campo di battaglia e andiamo nel nostro bel campo di fiori. Non è facile accettare la vita nelle situazioni difficili. Spesso attribuiamo la responsabilità a persone o cose fuori di noi. In realtà non sono gli eventi a determinare la nostra vita, ma è la nostra vita che determina gli eventi. É difficile a volte accettare la vita per quello che è ma chi non la accetta si accetta!

PSICO-BARZELLETTA

Due carabinieri stanno viaggiando in aereo. Ad un certo punto si sente un terribile scossone che manda in panico tutti. La voce rassicurante del comandante dice: “State calmi, questo aereo ha tre motori, ne abbiamo perso uno, avremo un’ora di ritardo, ma giungeremo sani e salvi all’aereoporto”. Dopo un po’ si verifica un altro forte scossone che manda in agitazione tutti. Il comandante dalla cabina rassicura dicendo: “Purtroppo abbiamo perso il secondo motore ma con quello che ci rimane arriveremo certi a destinazione seppur con due ore di ritardo”. Un carabiniere rivolgendosi interrogativo e perplesso verso l’altro gli chiede: “Ma se perdiamo anche il terzo motore rimaniamo in aria per sempre?”

di Damiano Pelizzari (tratto da rivista.artiterapie-italia.it)