Min Joonhong e la sua “Metodologia Urbana” in mostra a Milano: l’arte come cura dell’ansia da metropoli

L’arte come cura dell’ansia da metropoli

Ieri ho partecipato all’inaugurazione della mostra “Metodologia Urbana – Urban Methodology” del giovane artista coreano Min Joonhong, ospitata dal 28 gennaio al 12 febbraio nella Galleria del Consolato Generale della Repubblica di Corea di Milano.
L’ingresso alla mostra è libero e consiglio a chi vive a Milano di visitarla perché offre un punto di vista inedito sulle grandi metropoli: 12 opere, tra disegni e installazioni, fatte da un intreccio di schemi geometrici che si rincorrono e integrano a materiali di scarto, e che sembrano risolvere il senso di ansia e oppressione verso le grandi città in cui il giovane artista è cresciuto e vive (Seoul, Londra e Milano). L’attività creativa di Min Joonhong rappresenta la contraddizione del progresso urbano, del consumo e della superficialità ed è quasi un atto liberatorio come quello dei bambini che sfogano le loro emozioni colorando i propri libri.
E dato che anche io vivo in conflitto perenne con il contesto urbano che mi circonda, non potevo non fare qualche domanda all’artista per capire meglio le sue opere e provare a trovare anche io un po’ di sollievo…

-Perché hai scelto di utilizzare materiali in disuso come base delle tue opere? Che tipo di materiali hai raccolto e scelto di utilizzare e perché? Ho visto per esempio la confezione di una lasagna… Scelta buffa, ce la spieghi?
“I materiali e gli oggetti di scarto destinati a diventare rifiuti, in realtà sono componenti delle città in cui viviamo. E così ho pensato di utilizzarli per comunicare un punto di vista diverso sulla città – intesa non più solo come simbolo di successo nella storia umana – ma anche luogo in cui si vive anche di superficialità e di cose superflue delle quali sbarazzarsi quanto prima.
La confezione di lasagne è stato uno degli ultimi oggetti che ho trovato casualmente per strada a Londra e ho subito pensato che sarebbe stato interessante integrarlo in un’opera da esporre in mostra a Milano. D’altronde la parola “lasagne” evoca l’Italia in tutto il mondo”.

-Cosa ne pensi del rapporto tra arte e sostenibilità ambientale? Pensi che ci possa essere un futuro comune?
“Penso che l’arte sia un modo per approfondire e mostrare la realtà che ci circonda in modo differente. Quindi perché non trattare attraverso l’arte – disegno, pittura, scultura, musica… – anche i problemi che popolano la realtà? Un linguaggio privo di restrizioni e limiti che, nel caso delle mie opere d’arte, porta a indagare un tema, quanto mai attuale, come quello della sostenibilità ambientale.
E io l’ho trattato dal punto di vista del delicato equilibrio tra persone che vivono in città e il sottoprodotto (apparentemente privo di utilità e inquinante), che generano con le loro attività quotidiane”.

-Quali altre emozioni o stati d’animo ci sono dietro le tue opere, oltre al senso di ansia da metropoli?
“Vanità e malinconia, ecco cos’altro vive dietro le mie opere. Io sono nato e vissuto in grandi metropoli come Seoul, Milano e Londra. E la competizione nell’istruzione, nel lavoro e nella vita sono diventate il mio pane quotidiano. E una volta raggiunti determinati obiettivi, ecco che si ha bisogno di averne altri, sempre più alti, sempre più ambiziosi e così all’infinito, come in un circolo vizioso che genera malinconia, ma che allo stesso tempo soddisfa la tua fame di vanità”.

-La tua arte è “risultato e non processo che porta a risultato”, ci spieghi questa affermazione.
“Ho iniziato a considerare l’arte come la psicoterapia. In altre parole, ho pensato che avrei potuto dar libero sfogo alle mie emozioni problematiche attraverso le mie opere d’arte. Il tratto meticoloso della mia penna a sfera, quel movimento ripetitivo che riempie gli spazi vuoti fuori e dentro di me, rappresenta non solo il processo di realizzazione delle mie opere, ma il risultato stesso che risolve il mio senso di ansia”.

-Ci sono luoghi fisici nelle tue opere o solo luoghi astratti? Se si ci puoi svelare a quali città ti sei ispirato? Seoul, Londra, Milano?
“Direi più luoghi astratti che luoghi collocabili in un punto geografico preciso. Cerco sempre di esplorare nuove città e a volte anche profondamente diverse tra loro, ma allo stesso tempo mi lascio sorprendere dalle somiglianze che incontro. Ecco perché non posso ispirarmi a una sola città in particolare, anche se, in questo periodo della mia vita, penso che Londra, città in cui studio, sia una tra le metropoli più affini alla mia personalità e grandissima fonte di ispirazione per me. Londra è storia, ma è anche innovazione e questo dualismo rivive in ogni scorcio della città. E tutto ciò è davvero stimolante per me e per la mia arte”.

-Se dovessi suggerire a un viaggiatore incallito una metropoli da visitare quale gli consiglieresti e perché.
“Mi viene in mente Berlino, città eclettica e ricca di storia, in grado di regalare esperienze inaspettate ed emozioni imprevedibili”.

-Dove hai imparato questa tecnica particolare e/o a chi ti sei ispirato? Proseguirai i tuoi studi a Londra o hai intenzione di trasferirti in un’altra metropoli?
“Sono un autodidatta. E se ti dovessi dire a chi mi ispiro mi viene da dire a tutti gli artisti del passato, ma anche contemporanei. Mi rendo conto che è difficile classificare il mio stile, ma allo stesso tempo penso che ogni artista possa insegnarmi qualcosa.
Non so se rimarrò a Londra o mi trasferirò in un’altra città in futuro, ma so per certo che non voglio smettere di esplorare e indagare artisticamente le grandi metropoli.

-Tutte le opere che abbiamo visto ieri non hanno un titolo giusto? Come mai questa scelta?
Esatto. Voglio raggruppare tutti i miei lavori intorno a uno stesso concetto, ma con metodi di realizzazione diversi. Penso che le mie opere sino rami piuttosto che radici e voglio mostrarle come opere che interpretano le città agli occhi di un certo pubblico, in questo caso chi vive a Milano. Ecco perché le ho nominate sotto un unico titolo, ovvero “Metodologia Urbana”.

-Cosa ti attrae e cosa non ti piace della vita di una metropoli tanto da farti scegliere di viverci, ma allo stesso tempo “criticare” o comunque mettere in discussione attraverso le tue opere?
“La vita in una metropoli ha il suo fascino, mi attira. Con la mia arte critico lo stile di vita a volte superficiale di chi vive in grandi città, tuttavia mi rendo conto che anche questo è una componente della vita cittadina. Insomma cerco di catturare e trasmettere l’impressione di una metropoli, ma allo stesso tempo non prendo posizione, non giudico ciò che è bene o ciò che è male, semplicemente descrivo con il mio linguaggio artistico ciò che vedo.


Metodologia Urbana
28 gennaio │12 febbraio 2016
CONSOLATO DELLA REPUBBLICA DI COREA, PIAZZA CAVOUR, 3 │ 20121 MILANO

(tratto da http://www.enogastronovie.it/metodologia-urbana-mostra-milano/)