Balena Blu: nuove sfide per genitori, educatori, insegnanti e società

BalenaChe cos’è la Balena Blu (Blue Whale)?

Molti di voi ne avranno già sentito parlare. Balena Blu è il nome dello sconcertante gioco online che ha già spezzato centinaia di giovani vite, soprattutto in Russia (dove è nato). Questo gioco, se così si può definire, avrebbe il potere di manipolare i ragazzi, influenzando profondamente le loro menti e conducendoli ad uno stato artificiale (o reale?) di depressione.

Depressione che predispone giorno dopo giorno i giovani al superamento dell’ultimo livello previsto per il completamento del gioco: “trova il palazzo più alto della tua città e buttati giù“.  Al termine del Blue Whale insomma, non si vincerebbe alcun premio. Non sarebbe prevista alcuna soddisfazione per il giovane vincitore. La regola finale è chiara e intransigente: il gioco si conclude solo con il suicidio.

Nello specifico, il Blue Whale, è stato inventato da un gruppo di psicologi (uno dei quali sarebbe già stato arrestato dalle autorità russe) per ragioni ancora oscure. Questi “curatori/tutor” contattano i ragazzini (dai 9 ai 17 anni) sui social network e gli propongono di iniziare a giocare, ovvero, di iniziare a sottostare a delle regole precise, per un periodo di 50 giorni.

La prima regola è: “non parlare con nessuno di questo gioco”. Alcune delle regole successive sono: “procurati dei tagli”, “incidi sul tuo corpo una balena”, guarda i video che ti invia il curatore”, svegliati alle 04:20 per compiere queste azioni”. Perché proprio alle 04:20 di notte? L’orario non è casuale. Il cervello durante la notte non è del tutto cosciente, pertanto, è più semplice da manipolare. Le regole devono essere rispettate, pena l’esclusione dal gioco. Il curatore però non si fida della sola parola. Bisogna inviargli delle foto per dimostrare che stai davvero obbedendo ai suoi ordini. Persino il momento finale, la morte, deve essere filmato.

Perché il nome “Balena Blue”? Semplice. La balena azzurra, quando comprende che sta per morire, cosa fa? Si arena. Quindi, in qualche modo, si suicida.

 

Come comportarsi davanti ad un fenomeno così disarmante?

Entrare in contatto con questo gioco è stato descritto come qualcosa di devastante. È devastante per i giovani coinvolti. Per i genitori delle vittime. Per la società intera che ne ricerca le cause. È devastante per gli insegnanti e gli educatori. Per tutti coloro che (come noi) sono a vario titolo impegnati nella riflessione pedagogica e attenti ai temi che ruotano attorno all’educazione. La prima domanda che ci siamo posti è stata: “perché?” Perché il genere umano impiega preziose energie mentali per mettere a punto strumenti diabolici di questo genere?

Apparentemente, infatti, tutto ciò non ha alcun senso. L’ ideatore arrestato ha parlato di “pulizia etnica”. Ovvero, secondo lui, il mondo sarebbe migliore senza bambini che partecipano al Blue Whale. Chiaramente è qualcosa di assurdo. Come è assurdo pensare che in passato i pericoli peggiori per i nostri ragazzi, stavano al di là dell’uscio di casa. Oggi si trovano nelle loro camere, sullo schermo del PC.

Ma in che modo dobbiamo o possiamo difenderci di fronte a queste nuove sfide? È giusto parlarne? O si rischia di regalare visibilità al gioco, aumentando i rischi di emulazione?

Noi siamo dell’idea che, dal momento che il problema esiste, non si possano mettere le mani davanti agli occhi. Ci piace pensare che l’informazione e il confronto costante, senza allarmismi inutili, siano sempre costruttivi. Sapere, spesso aiuta a prevedere.

Oltre a questo è probabile che oggi siano necessari: più ascolto, più attenzione e più monitoraggio (che non significa “controllo”) dei nostri ragazzi e degli strumenti che giornalmente utilizzano.

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